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La riduzione delle spese.
Alla politica tributaria dei socialisti è consuetudine
porre questa pregiudiziale: la riduzione delle spese militari.
Niun dubbio che i due argomenti sono strettamente
connessi. Un forte risparmio nella spesa può agevolare una
riforma nei varî cespiti di entrata. E per chi ritiene che
questa riforma debba consistere semplicemente in uno sgravio,
è ovvio che la riduzione della spesa debba precedere
la riduzione dell’ entrata.
Ma cotesta pregiudiziale non ci pare insuperabile.
Anzitutto le spese militari non sono le sole grandi spese
jello Stato. Vi è, ad esempio, la spesa, molto maggiore, per
gl’interessi del debito pubblico, spesa che può essere —
e le recenti speranze di conversione libera ne fanno fede
— suscettibile di riduzione. La pregiudiziale va dunque,
in omaggio all’esattezza, formulata così: nessuna riforma
tributaria è possibile se non si riducono le spese dello
“tato.
Ora questa pregiudiziale è, dal punto di vista della
politica tributaria, perfettamente conservatrice. La invocava
ji recente Luigi Luzzatti per rimandare all’ indomani di
ana ipotetica conversione libera della rendita ogni disegno
di riforma tributaria.
Ma vi è un argomento di maggiore importanza. Una
riforma tributaria non è a confondersi con uno sgravio.
Quest’ultimo ha bisogno, per attuarsi, che le entrate superino
notevolmente le spese; mentre la prima, limitandosi a distribuire
più equamente il carico, può farsi senza turbare
l’equilibrio del bilancio generale.
Concepita così, la riforma tributaria si separa dal problema
della spesa, e diventa possibile indipendentemente
dalle riduzioni di questo o di quel bilancio.
Nessuna pregiudiziale dunque può porsi al nostro problema.
Il problema delle spese militari come quello della