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INDUSTRIE AGRARIE NEL MEZZOGIORNO - PARTE SECONDA
TAB. 3. — DESTINAZIONI DELLA PRODUZIONE DI ARANCE.
Consumo
ANNATE AGRARIE
PRODUZIONE
COMPLESSIVA
LÌ
[ndustria
Esportazione
(3)
Mercato nazionale
di peulo ne | altre regioni
(consumi e scarti) (consumi)
(4) (4)
=
a) Migliaia di quintali
1937-38
L94748 seas ap ER EER E
948-490
193738 senese one
L04748 nce Foe 4 e
1948-49 .... A
3.025
3.297
2,534
100,0
100,0
100 0
\
130
100
Paranntuya!
1.325
945
4 22
512 1.058
439 i 1.813
176 836
“9
13,3
35,0
55,0
33 0
#
(1) Dati desunti da: ISTAT - Bollettini mensili di statistica.
(2) Dati desunti da: INEA - Annuario dell’agricoltura italiana, Roma 1949 e 1950. ISTAT: Censimento delle industrie alimentari,
Roma 1940. Nel 1952, l’industria avrebbe consumato q.li 190.000 di arance. ’
(3) Dati desunti da: ISTAT - Statistica del Commercio con l’Esiero - Quantità esportate dal lo novembre al 31 ottobre.
Nella campagna 1950-51 l'esportazione di arance ha toccato i q.li 1.950.000 circa.
(4) Valori stimati.
9. - Osservando l’andamento stagionale del mercato delle arance, si
ha la sensazione che esso sia essenzialmente condotto in funzione del commercio
con l’estero e, di conseguenza, che i bisogni interni assumano una
posizione subordinata nella ripartizione del prodotto. Se ciò può spiegarsi
con i maggiori prezzi che vengono spuntati all’esportazione, dato che la
capacità di acquisto del mercato interno è relativamente più modesta,
appare però la incongruenza di tale indirizzo. Ne deriva che alle annate di
buona esportazione corrisponde una carenza di merce nel Paese e quindi
una elevata quotazione dello scarso prodotto; viceversa accade per le annate
di ridotti invii all’estero, in cui la saturazione dei mercati interni svilisce i
prezzi delle arance. Il fenomeno che si realizza nel corso di una stessa campagna
con l’aritmico variare dei fattori che oggi regolano il commercio con
l’estero, è di facile e comune acquisizione (1).
(1) Anche esaminando l'andamento delle produzioni e quello delle disponibilità
dell'ultimo quarantennio si vede come l’indice di variabilità delle disponibilità
per il Paese sia superiore (16,4 %) a quello della produzione (125%)