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di me il Principe ed i suoi seguaci, la quale potrebbe crescere se io perse- 
Uerassi, et esser cagione di nuoue difficoltà; perchè, a concluderla, vuole esso 
et Adam Centurione che V. M. resti obbligata a lor soli di ciò che seguirà 
Ji buono, et iv che non sono punto ambitioso di questo, supplico humilmente 
V. M. che gli consoli. A me basterà solo che Y. M. conosca il buon zelo, 
col quale mi sono mosso per lo passato, et mi muouo hora a dir ciò che 
sento del rapporto del Fanzino. 
Come V. M. potrà vedere per la detta relatione, il principe Doria pare che 
"imetta il far de la fortezza allo arbitrio et comandamento di V. M., perchè 
riportar dentro e fuori di Genoua lettere et ambasciate per far nuouo trattato 
contra quella Città; e desiderando , se era possibile , che il Principe Doria si 
chiarisse un tratto del pericolo nel quale sla continuamente questa Città, e la 
persona sua in particolare, operai che colui che haueua riferito a me coso tali, 
le riferisse e discoprisse ancora a lui. Così lo mandai a Genoua, doue ha fatto 
Jedere e toccar con mano ciò che egli riferiua esser in fatto; et il Principe, 
2ssendo rimasto capace di ogni cosa, ba detto che vuole mandarmi Camillo 
Suo segretario, non so sin hora con qual commissione, lo }' aspetto con desi- 
derio ; et ho scritto all’ ambasciator Figueroa che me auisi se gli par bene 
che, uenendo detto Camillo, io gli parli, 0, non venendo, mandi a parlare aper- 
-amente al Principe Doria sopra il negotio della fortezza. E se egli non me la dis- 
Suade con qualche viuissima ragione, e non è in tutio contrario al mio parere, io 
’oglio per ogni modo mandar il Fanzino Commissario , quale è destrissimo e 
prudente, a questo effetto; perchè non si potranno sempre far miracoli, come 
sin’ hora si son fatti, di scoprire i trattati, che senza dubio si faranno contra 
quella Città tanto più in numero quanto maggiore si fa il numero de’ nemici 
di V. M. in essa e de’ mal contenti, et è bisogno venirne al rimedio una volta ; 
nè a p ggio si può stare di quel che si sta, nè habbiamo in questi tempi la 
pace d’ Ottauiano. Di quello che succederà terrò auuisata V. M., alla quale non 
;criuo la dichiaratione che nuouamente ha fatto quella Signoria contra quelli 
sette banditi che sono in Vineggia, seguaci, e forse principali, di Giulio Cibo, 
oerchè penso che l’ Ambasciatore lo haurà fatto ; solo dirò che V. M. potrà co- 
loscer di qui s’egli è vero ciò ch'io dico, che tutto il dì cresca il numero 
de’ nemici in questa Città. Di Milano, li 26 di febraro 1548. 
IV. Quanto alle cose di Genoua, scrissi a V. M. il nouo trattato, che si 
f&ra discoperto per una stretta intelligenza che teneua Nicolò Doria col Cardi- 
nale di Bellais, È successo dopo quel tanto che YV, M. hauerà inteso per 
ettere dell’ ambasciator l’igueroa, cioè che detto Nicolò essendo siato citato 
dalla Signoria a comparire, si è assentato dalla Città ; la qual abscentazione ; 
benchè dia sufficiente chiarezza della sua colpa, nondimeno se gli aggionge
	        
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