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DOCUMENTO CXXXVII.
ll Gonzaga fa noto a Cesare il piano che avrebbe ideato il cardinale D’ Oria,
pur daré stabile assetto alle cose di Genova.
1547, . . . dicembre
(Estado, Leg. 1193, fol. 130)
Il mio creato, che mandai al Cardinal D’ Oria con la lettera che V. M
gli fece scriuere, et con commissione di tentar destramente |’ animo suo circa
le occorrenze di Genoua, el spetialmente sopra il fatto della fortezza, referisce
di hauer trouato e:so Cardinale tanto inclinato et suiscerato al seruitio di
V. M. quanto si possa dire , et desiderosissimo di veder la patria sua stabi.
lita nel seruigio di quella, et sotto l ombra sua. Et quanto allo stato presente
della Città, dice di conoscere manifestamente che -vi multiplicano tuttauia tristi
humori, et che non ha quiete se non apparente, et che questa forma di
gouerno non gli pare in alcun modo durabile, et che se bene la fortezza
saria il migliore et più fermo modo che si potesse trovare per assicurarsene,
non di meno non gli par che si debba proporre ne tentar hora così ex abrupto
cosa di tanta importanza, et che porterebbe tanta ombra et gelosia al popolo
di volergli occupare la libertà; nè potria questa dimanda farsi mai tanto mo-
desta nè tanto coloralamiente, che non fusse per causare una generale mala
sodisfattione. Ma, per cominciar da più basso, pare al detto Cardinale che
V. M. debba per lora procurare di hauere la città et fortezza di Sauona, la
quale essendo vicina a Genoua xxv miglia, et su la marina, el di tanta im-
portanza a quella città, che si è veduto sempre quelli che sono estati padroni
di Sauona essere estati padroni anco di Genoua, et se non absoluli , almeno
esserle estati tanto molesti, che si è veduto manifestamente ne’ tempi passati
che Genoua non ha potuto viuere mai con quella stecca negli occhi. Questa
cosa al parer suo saria più facile da ottenere, et meno scandalosa; el ottenuta
questa, se si vedesse poi non bastare , si potria tentare anco l’altro rimedio
della fortezza in Genoua. Et in lo vno et l’altro caso il detto Cardinale pro-
mette, et mi si offerisce confidentemente, di fauorire con li dipeedenti suoi il
seruicio di V. M. con tutte le forze et con tutta la auctorità sua, et che se
bene il principe Doria era seruitore a V. M., non di meno si vede chiara-
mente che egli procura tuttuuia più il particulare interesse, che il seruicio di