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A. DE’ STEFANI
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Come si vede questa ofelimità ò iiidipeiideiite dal patrimonio e
dipende invece dal reciproco del coefficiente di capitalizzazione e
cioè dal saggio dell’ intéressé. K superfino avvertiré che lo stesso
integrale può porsi sotto altra forma. Sostituisco al limite infe
riore a il suo valore x e otteimo
1 + h 0
y=/c /? =i ' los ( 1 + i)
h
x iTã
Si è quindi condotti a concludere che il patrimonio non è una
entità económica originaria ma una entità derivata dalla entità
reddito : e d’altronde si renderebbe colpevole di un oatepov
îtpÔTspov chi pensasse il contrario.
5- - Le conseguenze finanziarie del principio della for
tuna MORALE SÜLL’ OEDINAMENTO Dl UN IMPOSTA GENE
RALE SUL REDDITO.
Mi propongo ora di determinare la ta ri ff a di una imposta
generale sul reddito corrispondente a tutte le possibili interpre-
tazioni del principio delia fortuna morale. Trascuro qui quel
coefficiente k che I). Bernoulli ha introdotto nella propria for
mula. Si tratta di un coefficiente perdónale di cu i lo Stato non
può tener conto a menu che non ne voglia determinare esso me-
desimo arbitrariamente il valore secundo un criterio uniforme per
tutti e in relazione a circostanze esteriori accertabili ; la circo-
stanza piíi ovvia ai di nostri sarebbe il numero dcllc persone cu i
il contribuente deve provvedere. Designo con / 1’ ammontare del-
r imposta, con r il reddito e pongo
t = f{r)
essendo f(r) una funzione crescente con 1’ argumento e che si
annulla per p = y, se y rappresenta il limite di esenzione e cioè
il massimo reddito non imponibile. Indico inoltre con P (r) ¡1
sacrificio súbito, come effetto dell’ imposta, dal contribuente che
possiedo un reddito r e determino 1’ incremento di sacrificio