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del sueceso di Genoua, il quale similmente ne auisò il duca predetto di Pia-
scenza, et che questo lo sa di certo; et perciò conclude, che essendo e®ato
màndato dal re di Francia con tanta diligenza l’ordine dello esborsare que-
sta somma, et hauendo il conte predecto di Creuacueur usata la medesima
diligenzia in mandare lo auiso al duca di Piacenza che usò nel mandarlo ai
francesi, conclude che ciò tutto fusse un concerto fatto prima con esso Duca.
sperando da lui comodo aiuto e soccorso in caso di bisogno.
Questo conte di Creuacueur è genouese', di casa Fieschi, seruitore et pen-
sionato del re di Francia, et era molto amico et congiunto del conte di Fiesco
morto; le quali cose, unite alle sopradette et a quello che ultimamente scrissi
a V. M. hauer inteso del duca di Piacenza, se ben non ho finito poi di veri-
dearlo, a mio modo, mi fanno credere interamente alla relatione dello amico
predetto, perchè quelle genti che esso Duca ( come si dice ) teneua in or-
dine, non haueua perchè lenerle a quelli tempi se non per questo effecto.
Et in questo proposito voglio anche dire a V. M., che parmigiani hanno certa
diferenza con cremonesi, ei ogni dì usano tante delle ynsolenze, che certo (et
V. M. mi creda) se hauessero da fare con il minor barone di Turin, non
potrebbono mostrarasi più arroganti, nè più ynsolenti, trapassando tutto il giorno
in mille modi le conuentioni che hanno con li ministri di questo Estato, et
usando della forza contra di essi, come se tractassero con un gentil homo
privato.
Voglio anche ridurre alla mente di Y. M. il proceder suo (*) nelle cose di
Romagnese, nelle quali ha usato di tanta temerità , che se il re di Francia
rulesse rompersi con V. M., io per me credo che procederebbe con assai più
"iguardo; perchè, tra li altri portamenti suoi, egli ha fatto quella estima delli
rdini di V. M. che io per le mie gii ho fatto intendere, ciòè pochissima
3stima. Ynoltre esso si ha mandato a pigliare la posessione di due lochi del
3onte già di Fiesco, come escrissi a V. M., dicendo essere sottoposti alla ju-
isdizione di Parma, et per ciò volerli per lui; et di qua si vede chiaro che
don si moue a ciò per desiderio che in lui sia di danneggiare la casa di Fie-
sco, come duurebbe essere , ma per desiderio di aiutarli con quesio mezzo, per
3iò che un terzo fratello del Conte morto, nominato Ottobono, quello alla cui
presencia fu morto Giannetino, et dopo di esser morto volse ferirlo di sua mano,
è stato in Parma di notte, ragionando con esso Duca per più di tre hore con-
linue. Et sono informato poi che da detta città sono usciti archibugi et altre
monitioni per soccorso dello castello di Pontremoli; onde, come altre volte ho
1) Cio& del Farncise.