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internazionale, Trento, situata agli sbocchi della valle dell’Avisio
e della regione delle Dolomiti, della Valsugana con
le celebri stazioni balneari di Levico-Vetriolo e Roncegno,
delle valli di Non e di Sole coi molti luoghi di villeggiatura
e colle stazioni balneari di Rabbi e di Peio, della valle
delle Giudicarie con la fonte di Comano e con la stazione
climatica di Madonna di Campiglio, Trento e con essa
tutto il Trentino si affermarono anche in questo campo
dell’economia: il paese avrebbe posseduto le premesse per
divenire un Eldorado turistico-alberghiero; ma il Governo
della cessata monarchia non curò convenientemente l’assetto
e la divulgazione di quest’industria, anzi in qualche caso
l’avversò, preoccupato soltanto di salvaguardare l’importanza
strategica della provincia. Anche il Consiglio provinciale
per il concorso forestieri, ente creato con legge 1911 per
la tutela e lo sviluppo del movimento turistico e che aveva
sede in Innsbruck, dava poco aiuto all’incremento del concorso
forestieri nel Trentino, e delle 180.000 corone, di
cui annualmente disponeva, soltanto 6000 erano assegnate
alla Sezione di Trento. Tuttavia accanto all’anzidetto ente
ufficiale fungeva la Federazione concorso forestieri nel Trentino,
che non dimenticava di affermare e proteggere il carattere
italiano del paese: essa, mercè la valida collaborazione
di Cesare Battisti e di Antonio Tambosi, che l’avevano
fondata, svolse un’azione coraggiosa per far conoscere largamente
i pregi delle nostre montagne per il soggiorno
estivo e per alimentare questa fonte cospicua di ricchezza.
Nel 1900 esistevano nella provincia d’allora (Trentino,
Alto Adige, Ampezzano e Tirolo) circa un migliaio di alberghi,
grandi e piccoli; nel 1912 se ne contavano quasi
3000, dei quali oltre la metà nel Trentino, Alto Adige ed
Ampezzano. Secondo i calcoli del Consiglio provinciale
concorso forestieri di Innsbruck nel 1912 era investito
nella provincia in aziende alberghiere un capitale di 300
milioni. che davano un reddito lordo di circa 40 milioni.