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Quest’ incremento aveva anche influito in buona parte
sulla potenzialità contributiva della provincia, dove il gettito
delle imposte dirette era salito nel decennio 1900-1910 da
5.7 milioni a 9.5, quello delle imposte indirette da 18 milioni
a 37.8. Il bilancio provinciale era divenuto attivo, e
in generale era sentito un qualche benessere nella popolazione.
Il numero complessivo dei forestieri, che nel 1890 era
stato nella provincia di circa 20.000, era andato continuamente
aumentando fino a superare la cifra di 190.000
nel 1912.
La guerra interruppe l’espansione dell’industria turistica,
anzi ne sospese del tutto l’attività per degli anni.
[ più importanti luoghi di villeggiatura e di cura vennero
a trovarsi entro le zone di operazione degli eserciti
belligeranti e subirono gravissimi danni: furono distrutti o
resi inservibili molti alberghi, circa 130, dei migliori, specie
quelli isolati, nell’alta valle di Fassa, nelle zone di Pane.
veggio, di S. Martino di Castrozza, di Tesino, a Roncegno,
Levico e Vetriolo, sugli altipiani di Lavarone e di Folgaria,
a Rovereto, Torbole, Riva, Arco, nella valle di Ledro ed
a Peio. Di gui la difficoltà nei primi anni dopo la guerra
di riattivare quest’industria e di goderne dei benefici. Vi
si unirono altre difficoltà, come il disagio finanziario degli
Stati che in passato avevano alimentato la corrente principale
dei forestieri, e gli ostacoli sempre più forti del passaggio
delle frontiere. Ma col tempo anche queste avverse
circostanze si attenuarono e vi supplì lo spirito d’ iniziativa
della popolazione trentina, incoraggiata dagli aiuti del Governo
e dall’appoggio del capitale italiano.
Quale organo di promovimento e di coordinazione delle
attività turistiche, in analogia agli ordinamenti preesistenti
nell’anteguerra, fu creato nel 1923 con decreto prefettizio,
e rinnovato poi sostanzialmente nel 1925, il Comitato concorso
forestieri di Trento che può considerarsi il primo