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Ben diverse naturalmente sono nei singoli luoghi le
proporzioni delle giornate di permanenza.
Merita menzione anche il movimento che si è verifieato
nei 34 rifugi della Società alpinisti tridentini nel 1929
(non sono state fatte annotazioni nel 1927 e nel 1928):
16.920 turisti, dei quali 13.103 italiani, 2268 germanici.
886 austriaci e 663 di altre nazionalità.
Calcolando in lire 60 la spesa giornaliera del viaggiatore
straniero nel Trentino (lE. N. I. T. calcola lire
175 al giorno), si deduce che il reddito delle 210.000
giornate di presenza dei 40.000 ospiti stranieri nel 1929,
importa non meno di 12 milioni. Nei confronti dei connazionali
si applica un coefficiente di spesa minore, perchè,
sebbene essi diano il più alto contributo di ospiti agli alberghi
delle stazioni climatiche e balneari, sono anche i
più numerosi frequentatori dei luoghi di villeggiatura, dove
soggiornano più economicamente in appartamenti di privati
nei due mesi più caldi dell’estate. Tenendo conto anche
della. spesa di questi ospiti si giunge al cospicuo reddito di
40-50 milioni, del quale beneficia direttamente od indirettamente
tutta la popolazione.
Tuttavia il vistoso capitale investito nell’industria turistico-alberghiera
non permette nei riguardi del reddito
finanziario deduzioni molto ottimistiche, perchè molto sentite
sono ancora, come negli altri rami della nostra economia,
le conseguenze della guerra. Nel Trentino si calcola
anche in questo periodo posthellico in circa 120 milioni
l’impiego di capitale in’ circa 300 alberghi con almeno 10
letti. A questa somma sono da aggiungere gli investimenti
per l’organizzazione della villeggiatura nelle case dei privati:
per oltre 1000 appartamenti circa 10 milioni. Benchè
considerevole il reddito lordo, il capitale risulta tuttavia poco
rimunerato.