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giato e ben selezionato, nel 1929 sono state esportate anche
quantità notevoli di mele e di pere senza imballaggio, alla
rinfusa in vagoni, con selezione sommaria.
Le specie principali messe in commercio sono le mele
e le pere, in preponderanza quelle d’estate. Esse trovano
in qualche valle nostra (valle di Non), come in Alto Adige,
un terreno e un clima adatti ad una produzione
pregiata. Le pere in particolar modo danno buoni risultati
nel commercio, perchè il raccolto è generalmente buono
ed i prezzi si contengono entro limiti giusti.
Le incette si fanno a mezzo di mediatori e anche direttamente
da commercianti svizzeri e tedeschi, che si recano
nei luoghi di produzione ed acquistano d’ordinario i
prodotti migliori. Dopo i loro acquisti il mercato si allenta
e spesso i prezzi discendono notevolmente.
La produzione di pesche non basta al consumo locale
e se ne ritira dal Veneto e dalla Romagna. Le albicocche
si importano dalle Puglie e dal Napoletano. L’uva da tavola
invece, il cui prezzo è venuto ribassando rilevantemente,
prende sempre meglio la via dell’estero: nel 1929 sono
stati spediti dalle nostre stazioni oltre 12.000 q.li per l’interno
e 18.000 q.li per l’estero.
Delle prugne è notevole la produzione della zona della
bassa Sarca: se ne fa esportazione, per la massima parte
in Germania.
Non si fa dal Trentino un vero commercio di orlaggi:
tutta la produzione è consumata nelle rispettive
zone. Fanno eccezione soltanto i fagioli verdi che in piccola
quantità sono esportati, e le forniture giornaliere di ortaggi
che in estate sono fatte dalla piazza di Trento ai luoghi
ji cura e di villeggiatura della provincia e nell’Alto Adige.
Commercio del legname.
E’ il principale della nostra regione. Le sue origini
risalgono al 1200, quando i primi zattieri di Bronzolo,