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Nell’anno 1929 sono stati uccisi: 315 camosci, 300 caprioli,
725 lepri bianche, 9159 lepri grigie, 26 marmotte,
3785 coturnici, 160 fagiani di monte (forcella), 1542 francolini,
479 pernici bianche, 606 urogalli (cedroni), 6012 starne;
complessivamente 24.610 individui, cioè una media di 6 individui
per cacciatore, calcolando il numero totale di 4000
cacciatori. Sono da aggiungersi circa 1600 ermellini, faine,
lontre, martore, orsi, puzzole, tassi, volpi ed un complessivo
numero di selvaggina di passo di 6031 anitre, beccaccie,
beccaccini, colombacci, quaglie, re di quaglie, voltolini.
Il valore totale di questa selvaggina può considerarsi
di circa 800.000 lire.
L’uccellagione è stata sempre esercitata parcamente,
con i seguenti mezzi: paretai, roccoli, lacci, reti e panie.
Fra le specie di cui si operano le prese maggiori, si accennano:
il fringuello, la peppola, il verdone, il frosone, il
lucherino, il fanello, la cingallegra, la cincia mora, il tordo,
il tordo sassello, il ‘codirosso, l’allodola.
La provincia fa parte della zona venatoria delle Alpi
e il suo territorio è sistemato a riserva senza alcuna eccezione.
Il sistema di riservismo sociale è stato previsto anche
dalla legge Acerbo (creazione del sistema venatorio corporativo)
per facilitare la ricostituzione del depauperato patri.
monio faunistico.
Alla caccia sovrintende nella provincia la Commissione
provinciale venatoria che assiste anche la Associazione provinciale
fascista dei cacciatori. I compiti di queste ed in particolar
modo quello "di preparare il trapasso dalla vecchia
legislazione alla nuova, sono stati affidati da ultimo ad un
commissario ministeriale.
L’albo provinciale si compone di circa 3000 cacciatori,
ai quali viene rilasciato un complessivo numero di circa
5000 permessi di caccia. Il servizio di controllo dell’ esercizio
è fatto da un corpo di 25 guardie giurate sparse in
tutta la provincia e da un centinaio di guardie volontarie.