PESCICOLTURA E ACQUICOLTURA
Nelle acque dei laghi, dei torrenti e dei fiumi della
provincia vivono oltre 30 specie di pesci, delle quali per
la pesca interessano: l’anguilla, la alosa, il temolo, il sal
marino (specialità di alcuni laghi di alta montagna), la
trota di fiume, quella di lago e la iridea (coltivata in parecchi
laghi), il coregono (che ha attecchito in quasi tutti
i laghi nei quali è stato seminato), il luccio, l’alborella, la
tinca, la sanguinerola, il vairone, la scardola, il cavedano,
il triotto, il barbio, la carpa, lo scazzone e il pesce persico.
La provincia dispone di circa 6500 ha di superficie
acquea, dei quali almeno 4.000 sfruttabili per l’ acquicoltura,
e d’oltre 600 km. di acque correnti da pesca. A questa
abbondanza e varietà di acque fa riscontro una sentita penuria
di pesce, determinata dagli abusi nell’esercizio della
pesca e dalla mancanza di iniziative.
La Società trentina per la pesca e l’acquicoltura, che
da ultimo è stata aggregata al Consorzio provinciale, fondato
in base alla nuova legge, ha organizzato per la tutela
delle acque 14 sezioni in tutte le valli trentine, ha istituito
incubatori e prese in affitto acque correnti private e demaniali
(Strigno, Primiero, Tione). Intende di ridare all’ Adige
l’antica e naturale pescosità, assumendone in appalto la pesca.
E’ aiutata attraverso il R. Stabilimento ittiogenico di Brescia
anche con materiali da semina; fa pescare nell’Adige
ed in altri corsi d’acqua i riproduttori, che impiega negli
incubatori, principalmente in quello moderno dello Stabilimento
conzorziale (Stato, Provincia, comune di Rovereto e
Consiglio prov. economia) di troticoltura di Rovereto, capace
d’incubare in una sol volta quasi un milione di uova.
Così può eseguire ogni anno delle semine di trota fluviale,
trota iridea, coregono, pesce persico, barbio, carpa a specchi,
tinca e anguilline, in numero di quasi due milioni di avanotti
fra cui più di 600 mila avanotti di trota fluviale. Oltre allo
Stabilimento consorziale. che tende a diventare una stazione