Full text: Das Erkenntnisproblem in der Philosophie und Wissenschaft der neueren Zeit (Bd. 1)

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Zu Buch II, Cap, 2. 
(che € il termine sin dove penetrano gli occhi de’ bruti e del vulgo), 
ma vi son dentro misteri tanti profondi e concetti tanto su- 
blimi, che Ile vigilie, le fatiche, e gli studj di cento e cento acu- 
tissimi ingegni non gli hanno ancora interamente penetrati con 
l’investigazioni continuate per migliaia d’anni . . Cosi quello che 
il puro senso della vista rappresenta, © come nulla in proporzion 
dell’ alte maraviglie, che, merce delle lunghe ed accurate osser- 
vazioni, l’ingegno degl’intelligenti scorge nel Cielo.“ Op. IL45f 
25) Dialog I; Op. I, 48. 
126) Vgl. z. B. Postille alle Esereitazioni di Ant. Rocco. Op 
IT, 315f. 
17) Vgl. z. B. Op. XIL 509 (gegen Vincenzo di Grazia). 
28) Vgl. Il Saggiatore Op. IV, 174, 258: Dialog IL, Op. I. 
61f. u. s. 
119) Vgl. Op. IT, 329: „Giudicate, sig. Rocco, qual dei due modi 
di filosofare cammini piü a segno, o il vostro fisico puro e 
semplice bene, o il mio condito con qualche spruzzo 
di matemaltica; e nell’istesso tempo considerate, chi piü giu- 
diziosamente discorreva, o Platone nel dir che senza la mate- 
matica non si poteva apprender la filosofia, o Aristotile nel toc- 
care il medesimo Platone per troppo studioso della geometria.“ 
S. ferner Dialog I, Op. I, 18; Dial. II. Op. I. 430: Discorsi XII. 
134: VII, 283 u. s. 
1%) Vgl. z. B. XIL, 298, 382 (gegen Lodovico delle Colombe). 
21) Op. XII, 105 u. 387. 
122) Saggiatore (Op. IV, 216): „Quella e non altra si debba 
propriamente stimar causa, la qual posta segue sempre Vleffetto. e 
rimossa si rimuove.“ 
12) Die Formulierung des Beharrungsgeselzes: s. bes. Dialog 
IT (Op. I, 194) u. Discorsi HIT, (Op. XI, 200) (Vgl. das Urteil Machs 
(Mechanik, 4 Aufl., Anhang) gegen Wohlwill, die Entdeckung des 
Beharrungsgesetzes. Zitschr. f. Völkerpsychol. Bd. XIV ff.) 
14) Discorsi IV; Op. XII, 221: „Mobile quoddam super pla- 
num horizontale projectum mente CONcCipio omni secluso im- 
pedimento; jam constat . . illius motum aequabilem et perpetu- 
um super ipso plano futurum esse, si planum in infinitum exten- 
datur‘“ etc.
	        
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