31
Le varietà di mele e di pere che oggi caratterizzano
la frutticoltura trentina, non derivano che in minima parte
dalle vecchie varietà autoctone, perchè sebbene queste fossero
provviste di caratteri pregevolissimi di profumo e di
serbevolezza, non erano conosciute sui grandi mercati esteri;
le nuove varietà introdotte hanno trovato qui ottime condizioni
di clima, hanno dimostrato di essere meno facilmente
soggette alle malattie e hanno anzi guadagnato in profumo e
serbevolezza. Le più pregiate delle mele sono la renetta del Canadà,
il Napoleone o mela Carla; seguono il pearmain dorato,
la rosa mantovana, il taffetà bianco ed il fragone che è una
vecchia varietà locale, simile alle varietà molto colorate
che i frutticultori americani hanno messo di moda. Delle
pere ha il primo posto la pera spadona o Curé molto
serbevole e di pasta delicata; inolire la Cristian William,
la buona Luigia, la moscatella piccola d’estate e la decana
d’inverno. La produzione annua media s’aggira intorno a
90.000 ql. di mele e 40.000 ql. di pere.
Accanto a questa forma di frutticoltura industriale, a
base di mele e pere, che, come si è detto, ha trasformato
l’economia agraria di alcune zone, e accanto alla coltura promiscua,
specie delle pere, anche sulla collina e sul fondo
valle, è sorta in altre zone la coltura di alcune altre frutta.
Il castagno cresce rigoglioso e fertile in alcune vallate
fra i 600 e i 900 metri, laddove affiorano formazioni geologiche
particolarmente adatte a servir da suolo a tali piante.
Così in Valsugana dove i terreni hanno origine dal disfacimento
delle roccie” granitiche del gruppo di Cima d’Asta,
così nella zona porfirica della valle di Cembra e in quella
in buona parte di natura granitica delle Giudicarie. I castagni
di queste zone rappresentano un notevole sfruttamento
dei terreni per loro natura poveri. Presentano in
qualche luogo la particolarità di essere di proprietà privata,
pur essendo piantati su terreno di proprietà collettiva.
Il noce, che un tempo era il vanto di molti paesi, ha