sospensione di ogni azione concreta e positiva, pur entro
l’ambito delle istituzioni rappresentative, sinchè la repubblica
non succeda alla monarchia.
Ma i nostri contraddittori negano che si tratti di pregiudiziale,
e dichiarano di volere soltanto che il Partito faccia
nette e decise affermazioni in senso antimonarchico, e diffonda
la coscienza della inconciliabilità tra il monarcato e il proletariato.
. Ora, noi abbiamo già formulato, più su, chiaramente il
nostro pensiero in argomento. È soggiungiaino che non solo
vi è inconciliabilità tra le finalità del socialismo e la forma
monarchica; ma vi è inconciliabilità tra il monarcato e quella
riforma politica che il Partito, nel C mgresso di Roma, serisse
nel suo programma minimo: e cioè il principio della eleggibilità,
applicato a tutte le cariche anche nello Stato. borghese.
Se fossero queste le « nette e precise affermazioni »
desiderate dai nostri contraddittori, essi dovrebbero essere
soddisfatti.
Ma non lo sono, perchè appunto la verità è che la repubpubblica
essi non la considerano, come noi la consideriamo,
una riforma politica che può essere più o meno urgente il
proseguire, a seconda della opportunità eventuale e contingente
di farla precedere da altre riforme e a seconda degli atteggiamenti
della stessa monarchia, ma la considerano la riforma
politica base indispensabile a tutte le altre riforme, e senza
cui tutto l’altre si riducono a vanità ed irrisione. La pregiudiziale
repubblicana è bensì mascherata; è facile però sma-Scherarla.
Noi domandiamo: quali sono, nel presente periodo, le riforme
che il proletariato ha urgente bisogno di ottenere? Che
anzitutto la libertà di organizzazione, di resistenza, di propaganda
si consolidino nella politica italiana; che si conquistino:
la riforma scolastica ossia la scuola popolare, arnese indispensabile
allo sviluppo intellettuale del proletariato; la riforma
tributaria, che renda l’ autonomia alle finanze comunali, dimiuuisca
il peso del debito pubblico, abolisca i dazî di consumo