Full text : Industrie agrarie nel Mezzogiorno

da

INDUSTRIE AGRARIE NEL MEZZOGIORNO - PARTE PRIMA

2. - Data la non grande mobilità che caratterizza la grande massa di
prodotti agricoli destinati alla trasformazione industriale — per la loro
facile deperibilità e per il loro basso valore unitario — le singole sottoclassi
 di industria assumono un diverso peso nelle due circoscrizioni, in
stretta correlazione alla differente disponibilità in posto della materia prima
 e quindi alla diversa struttura agricola dei territori considerati.
Sulla base dei dati offerti dal Censimento, un tentativo di valutare
l’importanza di ciascuna sottoclasse — non soccorrendo altri dati più significativi,
 come potrebbe essere quello del valore aggiunto o quello del capitale
 investito negli impianti — si può fare tenendo conto del numero degli
addetti, o del numero dei cavalli-vapore o della somma dei due elementi
anzidetti, la cui combinazione può ritenersi abbastanza significativa agli
effetti voluti.
La graduatoria, emergente in base agli addetti solamente, colloca ai
primi posti nel Nord l’industria per la lavorazione del legno, quella casearia
 e quella zuccheriera, ciascuna assorbendo circa il 14% di tutti gli
addetti al gruppo di industrie considerato; nel Sud i primi tre posti di
graduatoria sono tenuti, nell’ordine, dall’industria frantoiana, da quella
delle conserve vegetali e dagli stabilimenti per la cura del tabacco.
Sulla base dei cavalli-vapore la graduatoria si modifica più al Sud
che al Nord in quanto che in questa circoscrizione continuano ad essere
presenti nei primi tre posti in classifica due delle industrie che già li
avevano acquisiti in forza degli addetti da esse impegnati: l’industria
dello zucchero e quella del legno.
Al posto, occupato nella precedente graduatoria dall’industria casearia,
 subentrano i molini con ben il 40,9% dei cavalli-vapore installati: questi
 stessi impianti nel Sud entrano in classifica con il 54,8% addirittura,
seguiti a distanza dal 16,8% dovuto ai frantoi da olive e da un 5,7% dovuto
all’industria del legno. Come si vede, ben scarsa è la meccanizzazione delle
altre 17 sottoclassi.
Infine, nella graduatoria derivante dalla combinazione dei due elementi,
 l’industria molitoria è sempre al primo posto (32,4% al Nord e
39,7% al Sud) ma le punte prima rilevate si attenuano e assumono maggior
spicco, al Nord, le industrie dello zucchero (15%), del legno (12,6%), del
latte (7,6%), mentre al Sud il secondo, il terzo e il quarto posic sono tenuti
dall’industria olearia, da quella conserviera e da quella del legno.
Per approfondire maggiormente la natura delle industrie agrarie riescono
 significativi i dati medi caratteristici per singole sottoclassi della
tabella 5.
Il massimo grado di meccanizzazione è raggiunto, in entrambe le circoscrizioni,
 dall’industria molitoria: il secondo posto è preso, nel Nord, dall’industria
 di estrazione e raffinazione degli olii, e nel Sud dall’industria
 enologica; il terzo posto dall’industria per la produzione degli
estratti da concia nel Nord e dall’industria agrumaria nel Sud.
            
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