Full text : Industrie agrarie nel Mezzogiorno

358 INDUSTRIE AGRARIE NEL MEZZOGIORNO - PARTE QUARTA

alle prime e più grossolane lavorazioni, e cioè le industrie che per le
loro caratteristiche di complementarietà del ciclo produttivo forestale possono
 essere comprese tra le industrie agrarie, mentre le altre sono andate
ad ubicarsi in prossimità dei centri di consumo. i
Gli aspetti del più stentato sviluppo nel Sud dell’industria per le prime
 lavorazioni del legno appaiono evidenti allorchè si mettano a confronto
le caratteristiche medie degli esercizi meridionali con quelle degli impianti
 settentrionali: questi risultano superiori del 70% in quanto a dimensioni,
 misurate in base al numero degli addetti; più di quattro volte maggiore
 è il loro grado di meccanizzazione risultante dal rapporto tra CV e
addetti; doppio è il valore della produzione lorda per addetto. L’intero
settore risulta nel Mezzogiorno frazionato per il 92,3% tra esercizi con non
più di dieci addetti; nel Nord è frazionato in misura, sia pure lievemente,
minore.
Nelle tre principali sottoclassi in cui, a differenza delle altre, l’industria
 del Mezzogiorno raggiunge una certa consistenza, gli squilibri a
carico del settore meridionale non appaiono nell’industria del carbone,
mentre in quella del legno e in quella del sughero rispecchiano la situazione
 già illustrata in via generale.
Gli effetti della minore meccanizzazione e delle minori dimensioni,
che in sintesi sono espressi dal più basso valore della produzione per
addetto, si manifestano anche nel tipo degli assortimenti realizzati nel 1937
dall’industria delle due circoscrizioni.
Mentre per gli assortimenti più semplici — doghe per fusti, casse ed
elementi da imballaggio, traverse e traversine per armamento ferrotramviario,
 sughero raschiato e cubetti di sughero — il Mezzogiorno dimostra
 di svolgere un’attività intensa e proporzionata alle disponibilità di
materia prima da cui tali assortimenti vengono tratti, per quegli altri, per
i quali si richiede un’attrezzatura e un’organizzazione di impresa più
complesse, l’industria meridionale assume modestissimo rilievo. Il legname
 segato venne prodotto nel 1937 solo per il 6% nel Mezzogiorno; per lo
0,4% e per il 7% rispettivamente vennero prodotti fogli di tranciato e di
compensato e pannelli di legno, per il 3,5% gli agglomerati di sughero (1),
per il 3% gli estratti di castagno per concia.
Se ora si confrontano, pur con tutte le cautele già richiamate, le percentuali
 anzidette con quelle riportate nella tab. 3 — dalla quale si vede
che i boschi del Mezzogiorno forniscono il 25,7% del tondame da sega,

(1) La scarsa produzione di turaccioli del Mezzogiorno è da mettersi in relazione
alla caratteristica, che contraddistingue la nostra produzione di sughero gentile da quelle
degli altri paesi, per cui, a causa di fattori naturali di clima, terreno, esposizione, ecc., il
saccolto italiano risulta formato per l’85-90% di sughero di basso spessore (comunemente
di 22-24 mm.). Pertanto la nostra produzione di sughero di alto spessore, adatto alla
fabbricazione di turaccioli per vini, è sempre risultata deficitaria rispetto al fabbisogno
è per integrarla si è dovuto sempre fare ricorso al prodotto estero, e particolarmente al
prodotto spagnolo e portoghese.
Tenuto conto che il fabbisogno di sughero di alto spessore viene valutato intorno a
30-35 mila quintali annui, l’entità del deficit risulta dal raffronto della suddetta cifra
(segue nota a nag. 359)
            
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