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Nel periodo immediatamente anteriore alla guerra quest’industria,
sebbene in forte decadenza, aveva ancora qualche
vitalità; esistevano ancora 17 concerie: 4 a Rovereto,
3 a Mori, 2 a Pergine, 2 a Cles, 1 a Trento, 1 a Riva, la
Tione, 1 a Moena, 1 a Cavalese, 1 a Stenico; producevano
circa 2 mila ql. di pelli lavorate. Si preparava molto bene
il vitello per calzolerie. Ma P esportazione era quasi totalmente
cessata; qualche rada e piccola partita andava ancora
in Dalmazia e nelle vecchie provincie del Regno; il resto
della produzione era assorbito dal consumo della regione.
Lo scoppio della guerra fra l’Austria e le altre potenze, nel
periodo precedente alla dichiarazione di guerra dell’ Italia,
tra venuto a liberare i vecchi e rilevanti stocks dei magazzini
ed a rianimare l’attività, che riprese a lavorare in pieno,
esportando il prodotto a Vienna ed in altre località
dell’interno dell’Austria. Col maggio del 1915 anche questa
ripresa cessò nella maggior parte delle concerie.
Dopo la guerra l’industria risorse qui e lì, fiacca è
stentata per le devastazioni e per la mancanza di capitali.
Sono soltanto 2 oggi nel Trentino le concerie di qualche
importanza, una a Cles, che aveva potuto lavorare indisturbata
durante la guerra, ed una a Rovereto che è risorta
per la tenacia dei proprietari. Altri piccoli esercizi sono a
Cles, Moena, Pergine, Cavalese, Riva ed Ora: 8 concerie che
danno lavoro a 64 addetti, dei quali 52 operai. La produzione
ha importanza locale, limitandosi ai bisogni della regione,
specie dell’Alto Adige. Consiste in gran parte di pelli
di vitello e di vacca, per tomaie, euoi da suola: si aggira
fra i 600 e 700 q. all’anno (media dei 3 anni). La maleria
greggia è in parte fornita dalla regione ed è molto
pregiata.
Da vari anni l’industria conciaria si muove in mezzo
a difficoltà, che ne rendono precaria l’esistenza: i prezzi
in vigore sulle piazze non le danno quasi alcun utile.
Questa precarietà era naturalmente più sentita prima della