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Iriche e per gli acquedotti e altri impianti industriali, le
macchine sono acquistate direttamente alle grandi fabbriche.
In generale il commercio dei metalli è in mano di
poche ditte dei centri principali, una mezza dozzina a
Trento, un paio a Rovereto e un paio a Mezzolombardo, una
ditta in ciascuno dei luoghi maggiori (Riva, Cavalese, Tione,
Borgo, Pergine). Più frequente è il piccolo commercio, cosìdetto
delle «ferramenta», che non comprende i metalli greggi
in stanghe, lastre, lingotti, tubi, ma solo l’ utensileria, tanto
domestica quanto industriale e agricola. Specialmente l’utensileria
agricola (picconi, zappe, badili, ascie, forche, rastrelli
ed altri attrezzi agricoli) rappresenta un notevole
alimento di questo commercio, mentre una contrazione si
va risentendo invece nell’utensileria industriale.
Agli utensili domestici di bronzo e di rame, un tempo
molto in uso nella provincia e che in parte erano stati
requisiti dalle autorità militari austriache, si vengono sostituendo
gli utensili di alluminio o di altro metallo: il ferro
smaltato è quasi scomparso.
Nel commercio del rame è stato notato nel triennio
1927-1929 un modesto incremento, sia per un più largo
uso che si fa per le reti di distribuzione dell’ energia elettrica,
sia per lo sviluppo che vanno prendendo i lavori in
rame sbalzato.
ll commercio delle macchine non è molto vivo: nel
triennio sono stati installati parecchi forni meccanici e sono
state introdotte nei panifici numerose impastatrici e qualche
formatrice; aumentato è sensibilmente quello delle macchine
da cucire e da serivere; negli ultimi anni sono state introdotte,
specialmente nelle valli montane, numerose macchine
da maglieria. Ristretto è invece, tranne nei centri maggiori,
l’impiego delle macchine del caffè espresso, in causa anche
della tassa che le colpisce tutte in misura uguale. Il commercio
di macchine agricole è pure molto limitato ; qualche
torchio di produzione locale e le trinciaforaggi, che sono