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dentati, asciutti e meno fertili di quelli di pianura. La vite
vi dà generalmente prodotti fini in parte atti anche ad essere
venduti quali uve da mensa. E’ coltivata a pergola
doppia e semplice, e talvolta a spalliera, in consociazione
col gelso e cogli alberi da frutto; negli interfilari si coltivano
le sarchiate, i cereali e le foraggiere.
Zona di collina — E’ rappresentata da terreni più o
meno inclinati, in posizioni apriche, sulle pendici dei monti
e sui colli, all’altitudine di 200 a 500 m. La vite è qui
coltivata a pergola semplice concatenata (valle di Cembra,
val d’Adige) e talvolta a spalliera (valle della Sarca) o a
basso ceppo (valle di Non e Valsugana). Ove è coltivata
a pergola e a spalliera viene consociata col gelso e coi fruttiferi;
negli interfilari si coltivano con successo i grani
precoci, le baccelline, le patate ecc. I vigneti a ceppo basso
non hanno nessuna consociazione. Si protendono anche nella
superiore zona di mezzo monte.
Zona di altipiano — Consta di terreni pianeggianti di
montagna, compresi fra i 400 e i 500 metri di altitudine
(valle di Non, Valsugana e Vezzanese). Qui, dove il suolo
s’adatta a molte colture erbacee, la vite ha un’importanza
secondaria ed è coltivata a filari larghi, per lo più consociaia
col gelso e coi fruttiferi, ed è coltivata, a seconda
delle vallate, a pergola e, per lo più, a spalliera.
Zona di mezza moniagna — È costituita dai terreni fra i
500 e i 900 m. di altitudine, per lo più strappati al bosco e
a null’altro adatti. La vite vi è coltivata intensamente (vigneto
specializzato): in generale a ceppo basso, come nella valle
di Non e nella Valsugana, con 10-14 mila ceppi per ettaro.
Nelle posizioni ben riparate e soleggiate di questa zona
si ottengono buoni prodotti malgrado l’altitudine; il Groppello
a Revò, in vigneti a 700 m. ha segnato in buone annate
20-21° di zucchero. La produzione, piuttosto limitata,
è smaltita in luogo o nei paesi limitrofi che non hanno
viticoltura.