Full text : Industrie agrarie nel Mezzogiorno

II - LA STRUTTURA DELLE INDUSTRIE AGRARIE

31

circa di questa categoria e cioè nell’84% non risultò impegnato più di un
addetto, in altri 5.000 esercizi circa gli addetti variavano tra 2 e 5 e soltanto
nei residui 700 esercizi circa il numero degli addetti era superiore a 5.
In complesso, gli addetti agli esercizi attivi sprovvisti di forza motrice
risultarono nel Mezzogiorno in numero di 42.448 pari al 31,6% di tutti
gli addetti al gruppo delle industrie agrarie qui considerate: 15.910 erano
addetti alla sola industria per la cura del tabacco e di essi 15.314 risultarono
 in esercizi con più di 25 addetti. Facendo astrazione da questa particolare
 industria, gli addetti, censiti in esercizi senza forza motrice e con
non più di cinque persone, risultarono pari al 72,8% del totale.
Anche tenendo conto dei particolari criteri seguiti dal Censimento,
secondo i quali venne rilevato l’esercizio e non lo stabilimento, per cui le
unità che caratterizzano un settore vengono in qualche caso moltiplicate
per quante sono le lavorazioni che si eseguono in uno stesso stabilimento,
i dati riportati possono ritenersi altamente significativi dello stato di polverizzazione
 del settore, dato che, nel caso delle industrie agrarie, quasi
sempre l’esercizio corrisponde allo stabilimento.

3. - Dopo avere esaminato la posizione delle industrie agrarie
meridionali, nei confronti delle industrie agrarie del Nord, e averne
messo in evidenza gli elementi più caratteristici, si può rilevare
come si ripartisce la consistenza del settore fra le singole regioni
meridionali. A tale fine, si è limitata l’analisi al solo dato della potenza
utilizzabile (1), ritenendolo sufficiente ad individuare, tra gli esercizi
delle singole sottoclassi, quella quota che, per il fatto di essere meccanizzata,
 può essere assunta a distinguere un nucleo più propriamente definibile
 industriale da un altro nucleo non meccanizzato e che potrebbe definirsi
 artigiano (2).
Il nucleo di esercizi, più importante come potenza utilizzabile, ‘appare
in ciascuna regione quello molitorio; in Abruzzi e Molise seguono l’industria
 frantoiana e l’unico zuccherificio esistente nel Mezzogiorno (Avezzano)
 all’epoca del Censimento: tale esercizio da solo deteneva il 10,9%
della potenza utilizzabile di tutte le industrie agrarie abruzzesi. In Campania,
 le due industrie maggiori, dopo quella molitoria, sono la conserviera
e quella per la prima lavorazione del legno; in Puglia, l’industria olearia
e quella vinicola; in Basilicata quella olearia, assieme a quella molitoria,
è praticamente l’unica espressione del settore allo studio; in Calabria è
ancora l’industria olearia, cui segue quella per la prima lavorazione del
legno; in Sicilia e in Sardegna l’industria olearia e quella vinicola.

(1) Per dati più analitici vedasi l’AlIl. 1 a pag. 40; si avverte che nell’allegato
è riportato, anzichè il dato dei cavalli-vapore di potenza utilizzabile, quello dei cavallivapore
 installati: auesti sono compnlessivamente 239.545 pari a 246.867 HP di potenza
utilizzabile.
Sul significato di potenza utilizzabile vedasi: A. MoLinarr, Statistica delle macchine
generatrici di energia e calcolo della pot. utilizz., in vol. I, Censim. ind., Risultati generali,
Roma 1942.
(2) Evidentemente la definizione è del tutto convenzionale.
            
Waiting...

Note to user

Dear user,

In response to current developments in the web technology used by the Goobi viewer, the software no longer supports your browser.

Please use one of the following browsers to display this page correctly.

Thank you.