Full text : Industrie agrarie nel Mezzogiorno

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L'INDUSTRIA DELLA LIQUIRIZIA (*)

1. - Tra le prime forme di attività trasformatrice dei prodotti naturali del
suolo, che fecero la loro comparsa nel latifondo meridionale, va ricordata
quella che utilizza i rizomni di liquirizia, diffusa, un tempo più che ora, sui
litorali orientali del Mezzogiorno, in particolare della Calabria, della
Puglia, dell’Abruzzo e della Sicilia. Questa attività, che conta ormai più
di un secolo di vita, iniziatasi in forma artigianale, seppe raggiungere nell’ultimo
 decennio del secolo scorso e negli anni precedenti la prima guerra
mondiale un notevole grado di perfezionamento, adeguando le attrezzature
all’evolversi dei processi di cottura e di concentrazione. Giovarono a questa
industria l’abbondanza di materia prima ad alta resa e la scarsa concorrenza
 che sui mercati stranieri erano in grado di fare le industrie similari
esistenti in Grecia, in Turchia e in Spagna.
L’affermarsi della bonifica e l’affacciarsi di un’industria americana
della liquirizia, quale concorrente sui tradizionali mercati, hanno inferto
un grave colpo agli stabilimenti meridionali malgrado che, con l’andare
del tempo, gli impieghi di questo prodotto si siano sempre più estesi dal
consuetudinario uso farmaceutico e dolciario, all’industria dei liquori, a
quella della concia dei tabacchi, all’industria dei colori, e, ultimamente,
alla preparazione di eccipienti per estintori d’incendio.
La critica situazione in cui i produttori di succo di liguirizia si sono
venuti a trovare per gli accennati motivi ha segnato un tempo di arresto
per questa industria che ha tralasciato di adeguarsi agli ultimi ritrovati
della tecnica, contrariamente a quanto ha fatto la consorella americana che
ha potuto dare agli impianti attrezzature e dimensioni proprie di grande
impresa.
Dal Censimento industriale del 1937 sono stati rilevati 28 esercizi, che
hanno complessivamente impiegato 68.337 q.li di rizomi allo stato fresco e
hanno prodotto 12.424 q.li di succo, per un valore complessivo, espresso in
lire del tempo, di L. 7,3 milioni.
Lo stesso Censimento ha riscontrato l’esistenza di 188 vasche di cottura
per il succo con una capacità complessiva di 437.150 litri e di 41 concentratori
 del succo stesso per una potenzialità massima giornaliera di
13.782 litri.
(+) Da: « Informazioni SviMmez », n. 53-54, del 4 novembre 1949.
            
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