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e a due. capi, seta cucir e mezzana, cordoni, cordelle e
peli d’oro. I cusirini a noi servienti per i pizzi neri di
Sassonia non si fabbricano in nessun altro luogo con tanta
esattezza quanto a Rovereto, come con non minor attenzione
si travaglia in ogni altro assortimento per renderlo perfetto.
À quest’oggetto esiste una deputazione sopra i capo fila.
tori, la quale invigila e castiga quelli che adulterassero i
lavori. Quindi, benchè le sete di Rovereto, per la mercede
dei lavori che si paga assai cara a motivo dell’alto prezzo
dei viveri, costino più che altri d’Italia, pure esse godono
la preferenza e ne vengono spedite di grezze e di lavorate
per l’Inghilterra e la Svizzera; e di lavorata in tinte per
tutta l’Austria, la Boemia, Slesia, Sassonia, per lÎ’ Impero,
l’Ungheria, Polonia, Danimarca, Russia, Olanda, ecc.‘
L’industria si sviluppò intensamente tanto che nell’anno
1870 si contavano già 98 filande, delle quali 19 mosse da
forza meccanica; avevano complessivamente 3980 bacinelle
e davano occupazione a oltre 8000 operai, in massima parte
donne. Nel 1875 le filande sommavano già a 162 (grandi
e piccole) dotate di 4612 bacinelle con una produzione di
circa 100.000 chilogrammi di seta; un quinto della produzione
era data dalle sole filande di Rovereto. Ma verso
il 1880 comincia gradatamente il tramonto di quest’ attività
che aveva avuti giorni di rigogliosa prosperità. 1 provvedimenti
di protezione mediante la concessione d’un premio
per ogni bacinella, da lungo tempo invocati dai filandieri,
ma attuati dal Governo solo nel 1904, furono un
intervento ormai tardivo ed inefficace ad arrestare la rovina
dell’ industria.
Nel periodo del suo maggior rigoglio, dal 1850 al
1880, questa industria aveva potuto, grazie allo spirito d’intraprendenza
di alcune famiglie roveretane, resistere alle
vicende più avverse, quali le malattie. del baco e del gelso
nel 1855 e nel 1867, l’apertura del canale di Suez che
aveva spianata la via alla concorrenza delle sete asiatiche