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sui mercati d’Europa, le guerre del 1859 e del 1866 che
avevano alla fine staccata la nostra provincia dai suoi centri
naturali di traffico. Alla fine però queste cause ebbero ragione
della resistenza, e il decadimento si fece ormai sentire
irreparabile; tanto più che in seguito gl’industriali roverelani
non avevano saputo tener dietro alle frequenti radicali
innovazioni nel macchinario, introdotte altrove in Italia
ed anche in Inghilterra e Francia, e quindi erano venuti a
trovarsi con un’attrezzatura antiquata, incapace di sostenere
la concorrenza degli altri centri.
La guerra mondiale venne poi a dare l’ultimo colpo
al poco che era rimasto in piedi: le devastazioni e le spogliazioni
(requisizioni dei metalli) ridussero al nulla le
altime vestigia d’una fiorente attività.
Nel dopoguerra, dopo un primo disordinato periodo,
si riebbe mercè qualche coraggiosa iniziativa, che diede
vita ad alcuni stabilimenti attrezzati con modernità di crileri.
Alla filatura attendono ora 8 opifici: a Pergine, Calliano,
Arco, Ala, Tione, Cles, Mori e Borgo, con maestranze
che variano per ognuno da 20 a 30 operai.
Nel biennio 1927-1928, e più ‘ancora nel 1929 dai
filandieri è stata lamentata una forte crisi, provocata dalla
concorrenza delle sete giapponesi sul mercato nord americano,
e ancor più da quella della seta artificiale.
anno
1927
1928
1929 |
filande
di seta
operai
occupati
865
953 ,
850 |
produzione
in seta kg,
81740
86.000
75.000 |
forza motrice
impiegata HE
60
60
60
‘numero delle
bacinelle
488
488
488
|
La produzione consiste in seta greggia, che viene venduta
a Milano, a Lione e su altri mercati della Francia.
Svizzera, Germania.