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contavano una diecina di fabbriche con circa 300 telai, con
una produzione di 3600 pezze di velluto di 25 braccia.
I prodotti, apprezzatissimi, venivano esportati in Germania
e in Austria. Le cause che portarono alla decadenza dell’industria
serica coinvolsero pure .l’industria dei velluti,.
Al principio del secolo. scorso rimanevano ancora 220 telai,
con una produzione di 2520 pezze da 20 braccia; nel 1880
non vi erano ormai che 16 telai in funzione con una produzione
di appena 4000 m. di velluto, 600 di damasco,
foulards e stoffe liscie. Pochi anni più tardi era scomparsa
ogni traccia.
Tessitura della lana.
Ha scarsa importanza. È rappresentata a Trento, a Pervine
ed a Borgo da opifici che confezionano stoffe ordinarie.
La filatura della lana è curata in un piccolo stabilimento
organizzato su base cooperativa a Romeno iu val di Non.
In complesso sono occupati in questa attività circa 40
operai e la produzione è consumata nel Trentino e nell’Alto
Adige. Nel 1928 è stato aperto a Borgo un lanificio,
attrezzato con macchinario moderno: produce stoffe
di lana che vengono per la massima parte esportate dalla
provincia. Lo stabilimento comprende la filatura, la tessitura
e la tintoria.
Nel XVI secolo fiorì a Trento, a Mori e in Rendena
la fabbricazione dei pannilani con forte esportazione nekl’alta
Italia e fin nel Levante. L’arte della lana aveva preso
in quel tempo grande sviluppo per l’intensificazione dell’allevamento
delle pecore dopo i grandi disboscamenti di
quell’epoca e la trasformazione di distese di suolo in pascoli.
Filatura e tessitura del cotone.
La filatura del cotone è sorta nel Trentino appena dopo
la guerra. È esercitata da due importanti stabilimenti, uno
a Trento e l’altro a Rovereto. con complessivi 40.000 fusi.