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stabilizzazione della lira, giacchè la compera delle pelli
gregge per farne del conciato, era divenuta un rischio, una
operazione di borsa. Dopo la sistemazione della nostra valuta
gli alti e bassi nei prezzi del greggio sì sono attenuati,
benchè si facciano ancora sentire. Ma le concerie trentine
non hanno potuto riprendere l’antico vigore.
Lavorazione delle cinghie ed altri articoli di sellaio.
Conta 44 piccoli esercizi d’artigianato, sparsi nelle città
e nelle valli: vi sono occupati oltre ai padroni appena una
ventina di operai; servono al consumo locale, che anche in
questo ramo va sempre scemando.
Lavorazione dei pettini.
Esistevano due piccole fabbriche, che occupavano complessivamente
una trentina di operai. Sono venute a Cessare
nel 1927.
INDUSTRIA DELLA CARTA
E INDUSTRIE POLIGRAFICHE
Industria della carta.
Risiede a Rovereto, a Riva ed a Scurelle (Valsugana).
Nel secolo scorso era fiorente e rinomata; ma già nel periodo
che precedette alla guerra, trovavasi alle prese, con scarse
viste di successo, con la forte concorrenza della produzione
dei paesi vicini. La grande industria cartaria della cessata
monarchia aveva insediati i propri impianti nella Carinzia
e nella Stiria in tutta prossimità dei luoghi di rifornimento
della materia prima, e aveva con ciò un deciso vantaggio
sulle cartiere trentine. Solo con gravi difficoltà queste potevano
concorrere sui mercati interni e sentivano così allentarsi
il loro sviluppo. Prima della guerra le fabbriche di
carta erano 4: 1 a Rovereto, 2 a Varone (Riva) ed 1 a Scurelle.
La produzione complessiva di questi opifici raggiun-