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ancora con sufficente precisione le leggi che ne regolano i
defflussi, e le misurazioni pluviometriche ed idrometriche
sono tuttora in corso e richiedono una lunga serie di anni
d’ osservazione.
Le potenze indicate come medie continue corrispondono
a quelle della media invernale; sono quindi teoricamente
disponibili ininterrottamente per tutto l’anno, mentre
le medie discontinue risultano ottenibili per circa 6 mesi
crontinui. Siccome però in pratica la produzione d’energia
non può avvenire costantemente con pari potenza in tutte
le 24 ore del giorno, le potenze effettivamente installate
per l’utilizzazione completa delle disponibilità idrauliche
sono ben superiori a quelle indicate come medie nella suesposta
tabella. È così, volendo sfruttare razionalmente ed
integralmente le forze idrauliche, si può giungere ad una
produzione annua di 2.9 miliardi di Kwo continui e di 0.53
miliardi di Kwo discontinui. Il Trentino potrebbe quindi
teoricamente coprire poco meno di un decimo dell’intero
fabbisogno nazionale d’energia che si prevede di circa 35
miliardi di Kwo per il 1940.
Come altrove, anche nella provincia lo sfruttamento
delle forze idrauliche ha origini remote: si è sviluppato
attraverso una serie di numerose piccole derivazioni, che
in segherie, molini, fucine e simili utilizzano direttamente
le potenze sviluppate da comuni ruote idrauliche in legno.
Circa l’entità di queste utenze minori, si sa che dopo l’introduzione
della legge italiana sulle acque sono state presentate
ai competenti uffici amministrativi circa 1000 istanze
di riconoscimento di piccoli diritti di derivazione; ma è
da ritenersi che esistano almeno altre 1500 utenze ad utilizzazione
diretta. Ammettendo una potenza media utilizzata
di 4 Kw, il complesso raggiunge i 10.000 Kw circa,
Esse non trovano però rilievo nel quadro delle grandi derivazioni.