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tutti italiani, raccoglievano colà il legname condotto o fiuitato
dalle alte valli dell’Adige e dell’ Isarco, ne conformavano
delle zattere, e lo trasportavano nel Veneto, approdando
a Parona, a Verona, a Adria e a Chioggia. Uno
scalo importante sull’Adige era anche quello di Sacco, dove
pure gli abitanti si dedicavano nei secoli scorsi ai trasporti
di legname per la via dell’acqua.
La posizione geografica della Venezia Tridentina, situata
tra il Veneto, bisognoso di legname, e i paesi di
grande produzione, Carinzia, Stiria e Tirolo, e grande produttrice
essa stessa, ne faceva un mercato importante e uno
scalo inevitabile per i rifornimenti di molte provincie dell’alta
Italia. Questa situazione di speciale favore per lo
sviluppo del commercio del legname si accentuò dopo che,
per l’attivazione delle ferrovie, furono facilitati i mezzi di
trasporto e furono così avvicinati i paesi di produzione ai
paesi di consumo.
Dopo i primordiali impianti e magazzini di Mezzolombardo,
Bronzolo, Ora, Egna, Cardano, S. Antonio di
Bolzano, Terlano, erano sorti negli ultimi decenni dell’anteguerra
impianti industriali moderni, a Rovereto, Mezzolombardo,
Bolzano, Bressanone, Brunico e Vipiteno e in
altri luoghi lungo la linea del Brennero, nonchè in Pusteria
ed in Carinzia. In generale il traffico era tenuto da ditte
italiane, munite di soda preparazione tecnica e finanziaria.
Esse sapevano disciplinare il mercato riportando ai produttori
(comuni, demanio, privati) le normali esigenze delle piazze
di consumo, e godevano presso di essi d’un largo credito.
Questa sana e salda costruzione d’una attività italiana,
che si estendeva anche nei paesi tedeschi, fu naturalmente
travolta nello scompiglio della guerra. Dopo questa, per
qualche anno, il disordine non fece che aumentare: numerosi
improvvisati commercianti, con poca preparazione e poca
serietà, si impossessarono di questa branca di attività e finirono
in pochi anni a rovinare con sè stessi anche il mercato,