Full text : Industrie agrarie nel Mezzogiorno

104 INDUSTRIE AGRARIE NEL MEZZOGIORNO - PARTE SECONDA

nella stagione 15 marzo-15 settembre 1947 furono 2.000 per complessivi
11.530 viaggi di cui 8.530 all’estero e, in particolare, 1.530 in Gran Bretagna;
per cui, supponendo una carica media di 5 tonn. di merce per carro si
avrebbe un quantitativo esportato isotermicamente di 426.500 q.li.
Tale quantitativo appare basso quando si pensi che tutte le pere estive,
le pesche, le prugne, le ciliege, le albicocche, l’uva, i pomidoro, i fagiolini, i
piselli, le insalate richiederebbero, già per viaggi di 48 ore, il preventivo
trattamento col freddo e il trasporto nei carri appositi e che la loro esportazione
 ammontò nel 1947 a cirea 1,5 milioni di q.li.
Si deve quindi dedurre — come confermano le numerose circolari
dell’Istituto Nazionale per il Commercio Estero, richiamanti l’attenzione
degli esportatori sulla necessità della prerefrigerazione, nonchè i casi
denunciati di merce riscontrata in deperimento all’arrivo sui mercati di consumo
 — che il nostro commercio ortofrutticolo non ha ancora raggiunto
quella organizzazione tecnica desiderabile per la massima valorizzazione dei
prodotti.
Il problema che pertanto sorge, con particolare urgenza per il Mezzogiorno,
 è quello di creare l’attrezzatura industriale necessaria alla prerefrigerazione
 e al rifornimento di ghiaccio per i vagoni isotermici. Nei mesi
di punta il ghiaccio prodotto nei centri di spedizione meridionale: spesse
volte è insufficiente e raggiunge allora quotazioni elevatissime che incidono
notevolmente sul costo del prodotto esportato. Esperti dell’I.C.E. hanno calcolato
 che nella stagione 1941-42 su un movimento di spedizioni in tutta
Italia, che ha impegnato complessivamente 24.000 viaggi di carri isotermici,
sia stata impiegata una massa di ghiaccio pari a 800.000 q.li di cui
600.000 q.li richiesti per la carica iniziale dei carri Hg e Hgb e 200.000 q.li
per i rifornimenti lungo il percorso. Uno sviluppo quindi delle fabbriche di
ghiaccio ubicate nei centri orto-frutticoli — oltrechè in quelli pescherecci
che pure lamentano spesso gravi deficienze di tale materiale — potrebbe
essere favorito al massimo. Ma perchè il ghiaccio immesso nei vagoni possa
espletare efficacemente la sua azione è assolutamente indispensabile che i
prodotti vengano caricati dopo aver subita la prerefrigerazione. L’I.C.E., a
questo proposito, nelle norme recentemente emanate (1), sconsiglia assolutamente,
 qualora non sia possibile prerefrigerare il prodotto, l’uso di carri
Hg e Hgb, al posto dei quali tanto vale impiegare i carri ordinari per derrate,
 che sono molto meglio ventilabili (2). Il quantitativo di ghiaccio trasportato
 sul vagone non è infatti sufficiente, da solo, a portare le frutta e gli
ortaggi alla temperatura necessaria a limitare il processo di maturazione e
di deperimento, per cui sovente si verifica. specie in alcuni casi (ad es.

(1) I.C.E., Norme da osservarsi per la spedizione in carri con ghiacciaia dei
prodotti ortofrutticoli estivi destinati all’estero e istruzioni per l’uso degli elettro-aspirutori
 mobili, Roma, marzo 1949.
(2) Tale principio è stato sostenuto anche in occasione del Convegno sulla prerefrigerazione
 tenuto a Verona nel 1948. FK’ evidente che se tale principio verrà preso in
considerazione — del resto giustamente — dalle FF.SS. i centri di esportazione meridionali
 non attrezzati per la prerefrigerazione avranno un’assegnazione ridotta di
carri Hg e Hgb.
            
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