Full text : Industrie agrarie nel Mezzogiorno

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INDUSTRIE AGRARIE NEL MEZZOGIORNO - PARTE QUARTA .

liquirizia. Ed è su queste aree che si possono fondare principalmente le
prospettive del futuro della relativa industria trasformatrice.
Esperienze colturali, condotte in provincia di Cosenza, hanno dimostrato
 infatti che la coltivazione, per quanto dia soddisfacenti risultati
tecnici, non è conveniente dal lato economico perchè non riesce ad inserirsi
 in un ordinamento intensivo. Il liquirizieto di impianto consente solo
nel primo anno una consociazione con un cereale e, siccome il pascolo che
su di esso potrebbe essere fatto nei tre anni successivi si limita al solo
periodo invernale — trasferendosi gli armenti nell’estate sui pascoli di
montagna — la produzione unitaria di rizomi, per quanto superiore di
due o tre volte a quella del prodotto naturale, non compensa il mancato
reddito della sarchiata e del cereale. Tuttavia non si può ancora dire
l’ultima parola in merito poichè viene fatto di pensare che una più intensa
meccanizzazione — quale viene auspicata per l’agricoltura in genere e per
quella meridionale in specie — possa fare abbassare notevolmente i costi
delle coltivazioni di liquirizia; inoltre si può aggiungere che, a trasformazione
 ultimata, il bestiame, trovando nell’azienda le condizioni per permanervi
 costantemente, possa in pieno valorizzare quei pascoli migliorati
ove è possibile mettere a dimora i rizomi. i
Per quanto si riferisce poi ai riflessi che sull’industria trasformatrice
 può esercitare la concorrenza sul mercato internazionale di altri
paesi produttori e in specie degli Stati Uniti, va tenuto presente che la
concorrenza può esplicarsi secondo una duplice linea di azione.
Attraverso il meccanismo della richiesta che l’industria americana fa
della radice meridionale, i prezzi della materia grezza possono divenire
insostenibili per le industrie locali. Merita in proposito di essere esaminata
la seguente tabella in cui sono riportati i dati del commercio estero di
alcune annate caratteristiche, che permettono di intravvedere, sia pure
con le dovute cautele, l’influenza che esercita l’esportazione del prodotto
grezzo sulla esportazione del prodotto finito:

1924 1928 19832 1937 1947 1948 1949 1952
Radici q.li . . . 8.759 14.733 5.614 24.012 1.001 16.160 7.529 7.036
Succo g.li . . . 12.097 8.251 8.858 8339 9658 76929 19015 9476

Attraverso l’offerta sul mercato mondiale di un prodotto che, essendo
costituito solo parzialmente da liquirizia italiana e per il resto da altre
liquirizie di minor pregio e di minor costo, l’industria italiana può venire
costretta anche per questa via a ripiegare (1). Nè si può con eccessiva
facilità pensare alla possibilità, prospettata da alcuni, di chiudere, specie
nel momento attuale, il nostro mercato della materia prima per evidenti
ragioni di carattere economico e politico.

(1) Una buona liquirizia italiana in blocchi veniva venduta nel 1949 sulle 200-210
sterline per tonn. (1016 kg.) fob porto italiano allorchè gli americani vendevano la loro
liquirizia a 190 sterline cif Londra sdoganato.
            
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