Full text : Industrie agrarie nel Mezzogiorno

XXIX - LA PRODUZIONE LEGNOSA DEL MEZZOGIORNO, ECC.

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ciliegi (il 33%), dei sorbi (180%), dei peri (il 35%), degli aceri, degli olmi
è di altre essenze, particolarmente adatte a fornire assortimenti di legno
da trancia.

2. - Differenziazioni più sensibili appaiono dalla tab. 2 ove il legname
da lavoro è distinto a seconda delle specie arboree da cui proviene.
Mentre nel Nord la massa legnosa dei boschi si suddivide tra essenze
di resinose e essenze di latifoglie in parti eguali, nel Mezzogiorno si ha
una netta prevalenza delle seconde sulle prime. La scarsa produzione di
resinose costituisce uno degli aspetti critici più acuti per una localizzazione
al Sud di molte industrie che, dovendo corrispondere ai fabbisogni del
mercato di consumo con prodotti tratti da tali essenze, sarebbero costrette
ad importarne rilevanti quantitativi da altre regioni e dall’estero. Inoltre,
alla carenza quantitativa si aggiunge la carenza qualitativa in quanto
che le disponibilità locali provengono prevalentemente dai boschi silani di
pino laricio, mentre insignificante è il contributo dato dalle altre resinose
tra cui gli abeti.
La situazione si presenta migliore per il legname da opera proveniente
da latifoglie: il Mezzogiorno contribuisce con il 35,7% agli assortimenti
ritraibili dal castagno, con l’80,8% a quelli di faggio, con il 43,6% a quelli
di quercia, con il 42,7% a quelli di altre latifoglie, tra cui sono compresi
legnami di olmo, acero, noce, robinia, platano, tiglio, frassino, carpino,
ontano e ciliegio.
Delle regioni meridionali la più forte produttrice di legname da opera
di essenze resinose è la Calabria con mc 226 mila, pari all’11,3% della produzione
 nazionale.
La più forte produttrice di legname di latifoglie risulta invece essere
la Campania con il 15,2%, seguita dalla Calabria e, a distanza, dagli
Abruzzi, che forniscono alla massa globale rispettivamente il 14,1% e il
4,2 per cento.
Il contributo delle singole regioni si differenzia a sua volta, oltrechè
quantitativamente, anche qualitativamente: quello degli Abruzzi è costituito
 per circa tre quarti da legno di faggio, quello della Campania per un
quarto da faggio e due quinti da castagno; quello della Puglia, peraltro
modestissimo, è costituito per il 46,1% da faggio; in quello della Basilicata
predominano il legno di quercia e quello di faggio; in quello della Calabria
un terzo è rappresentato dal legname di pino e poco più di un quinto da
castagno; il contributo della Sicilia è costituito per un terzo da legname di
resinose, in forte quota proveniente dalle altre qualità di coltura; in quello
della Sardegna predomina il legno di quercia.
Mentre nel Nord tra le resinose predominano gli abeti e i larici che
entrano a costituire la massa del legname da opera della circoscrizione
con una quota pari al 41,1%, nel Sud predominano i pini i quali tuttavia
non rappresentano neanche un quinto della intera massa disponibile local-
            
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