Full text : Industrie agrarie nel Mezzogiorno

IV - CREDITO ED ALTRI INTERVENTI PER SVILUPPARE LE INDUSTRIE AGRARIE 69

Nel caso in esame l’onere globale annuo, calcolato in base alla
durata del mutuo, risulta pari al 21,88% del mutuo per acquisto
di macchinario e al 10,04% del mutuo per la costruzione o riattamento
 di fabbricati. Tale onere non può essere sostenibile, nel
momento attuale, da uno stabilimento enologico del Mezzogiorno,
che voglia razionalizzare le proprie attrezzature in vista di una
migliore affermazione dei suoi prodotti. Molto più favorevole riuscirebbe
al gestore di tale stabilimento un’operazione sulla base del tradizionale
credito agrario di miglioramento che gli comporta un onere trentennale,
 con il contributo statale nel pagamento degli interessi, di circa
7 lire per ogni cento mutuate. In più v’è da dire che il mutuo fatto
sulla base della L. 5 luglio 1928, n. 1760, può coprire anche tutto il
fabbisogno di capitale di impianto, mentre quello previsto dalla legge
del 1952 ne copre solo il 75%; con il primo tipo di mutuo inoltre il periodo
di preammortamento può durare anche cinque anni, con il secondo
tipo. di regola non potrà superare i dodici mesi circa.
Impianti che presentano carattere di novità per il Mezzogiorno, come
ad esempio una centrale ortofrutticola cooperativa, e che quindi abbisognano
 di una non breve fase di avviamento, non eccessivamente oberata da
impegni finanziari, ben difficilmente richiederanno i mutui di cui alla
citata legge per lo sviluppo dell’economia e l’incremento della occupazione.
Per un intervento creditizio che volesse veramente agevolare il consolidamento
 di una sana struttura nel settore delle industrie agrarie, le
clausole contenute nelle leggi più recenti presentano un altro grave inconveniente,
 costituito dall’obbligo che i macchinari e gli impianti in genere
siano strettamente proporzionati alla materia prima realizzata in una
azienda agricola o nelle aziende degli agricoltori associati.
Il macchinario più moderno, che oggi l’industria meccanica offre per
attrezzare un impianto di lavorazione e trasformazione dei prodotti agricoli,
 ben difficilmente ha una potenzialità corrispondente alla esigua
massa di materia prima realizzabile in una singola azienda. Ne consegue il
rischio di mantenere le macchine in gran parte inutilizzate — e cioè il
rischio di non riuscire ad ammortizzarne il capitale in soli cinque anni —
e quindi l’agricoltore è costretto a ricercare nella lavorazione per conto
una integrazione delle sue possibilità di approvvigionare l’industria.
Nè potrebbe essere altrimenti, e non solo nel settore illustrato, a
meno di non voler costringere le industrie agrarie entro limiti, che la
moderna tecnica di produzione e le esigenze di mercato più non consentono,
 e di volerle mantenere invece in quello stadio di polverizzazione.
che è uno degli aspetti più gravi del settore.
Al momento attuale, i provvedimenti, in tema di credito di miglioramento,
 che possono presentare più interesse per le ‘industrie allo studio,
sono pertanto quelli sul tipo della L. 31 luglio 1952, n. 1090, che aumenta
di 200 milioni all’anno per cinque anni il limite di impegno dello Stato
per la concessione del concorso nel pagamento degli interessi sui mutui
            
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